Quali capitali per la tua start-up? Parte Debito

Nel post precedente ho elencato le opzioni che una startup ha a sua disposizione per reperire capitale azionario. In questo descrivo quelle che comportano capitale di debito.

Prima di elencarle, una doverosa premessa: per sua natura nessuna startup si presta ad assumere rilevanti quantità di debito perchè non genera dei flussi di cassa tali da ripagare gli interessi e la quota capitale; a maggior ragione quelle innovative, high-tech o bio-tech, che hanno pochi asset da poter utilizzare come garanzia. D’altra parte in un mercato asfittico come quello italiano dove le possibilità di tirare su equity sono ridotte, il ricorso al debito nelle prime fasi di vita dell’azienda è molto più frequente rispetto a paesi più evoluti come gli Stati Uniti o il Regno Unito, dove pure il debito esiste (e nel 2016-17 ha avuto un vero e proprio boom) ma per startup che sono molto più avanti nella crescita.

Ecco le varie opzioni:

1. Linea di credito personale

Tecnicamente si tratta di un debito ma contratto personalmente dall’imprenditore, se quest’ultimo è in grado di poter prendere a prestito soldi in base alla sua storia creditizia. E’ una tipologia di capitale poco utilizzata perchè i soldi o ce li hai oppure meglio prenderli a prestito tramite l’azienda per ridurre il carico fiscale e minimizzare i rischi finanziari.

2. Peer to peer lending (P2P)

Le piattaforme P2P mettono in collegamento finanziatori privati con prestatari senza necessità di passare attraverso una banca. Un sicuro vantaggio rispetto ad una banca tradizionale è la velocità di erogazione dei prestiti, che però quantomeno in Italia sono di importo piuttosto ridotto. I tassi di interesse sono spesso più vantaggiosi (ma ti esorto a mettere in competizione i due canali); ciò non significa che siano più bassi in valore assoluto, questo perchè queste piattaforme possono finanziare con debito progetti a tasso di rischio più elevato che non sarebbero finanziabili da banche tradizionali.

Secondo uno studio di Borsa Italiana, in Europa le piattaforme P2P applicano ai prestatari una commissione fissa, che può essere compresa tra l’1 e il 7,5% del valore del prestito ovvero una commissione annua attorno all’1%. I tassi sui prestiti – definiti con l’aiuto di un algoritmo – possono variare in modo significativo, a seconda del profilo di rischio dell’azienda che chiede l’investimento. I prestiti possono essere garantiti o non garantiti e tipicamente hanno una scadenza fra tre e cinque anni.

Le piattaforme P2P effettuano valutazioni creditizie simili a quelle delle banche; alcune hanno requisiti specifici, ad esempio possono richiedere che le aziende siano redditizie, abbiano svolto un’attività commerciale per almeno x anni e generino un reddito annuo al di sopra di un minimo prestabilito.

3. Contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto non hanno obbligo di rimborso, ovvero il finanziamento erogato, o più frequentemente solo una parte di esso, non è sottoposto alla restituzione a rate, né a interessi. Si tratta di una sorta di investimento da parte degli enti pubblici, erogato grazie a fondi di provenienza europea, statale o regionale, allo scopo di promuovere lo sviluppo economico e l’autoimpiego.

Esistono diverse tipologie di credito a fondo perduto, ciascuna dedicata ad una particolare tipologia di richiedenti ed erogata da un ente specifico. Per lo più si tratta di agevolazioni pensate per l’imprenditoria giovanile e femminile, oltreche per aree disagiate in termini di competitività – tra cui tutte le regioni meridionali.

Periodicamente vengono emessi dei bandi, ognuno dei quali ha modalità di accesso specifiche, ai quali è possibile partecipare compilando apposita domanda. La maggior parte di tali bandi è gestita da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa. In linea di massima per accedervi è necessario compilare la domanda online registrandosi sul sito web, allegare un business plan, e fornire eventuali altre informazioni relative alla propria attività e agli obiettivi del finanziamento.

Svantaggi? I tempi per ottenere questa tipologia di fondi sono lunghi, per non dire biblici considerando le esigenze a breve termine delle startup. Si tratta di un canale su cui non puntare in esclusiva. Eppoi solo alcune società possono accedere al fondo perduto.

In post successivi con l’aiuto di esperti conto di fornire dei suggerimenti a chi è interessato a questa tipologia di fondi.

4. Finanziamenti agevolati

I finanziamenti agevolati sono aperti a tutte le aziende che investono in determinate attività strategiche o di pubblico interesse. A differenza dei contributi a fondo perduto in questo caso esistono semplicemente delle agevolazioni, sia sui tassi di interesse applicati che sulle condizioni di accesso, ma il prestito deve essere rimborsato.

Oggi sono le banche che si occupano dell’erogazione delle somme stanziate dalle Regioni (con i soldi provenienti dalla Ue), in virtù di particolari accordi con le amministrazioni pubbliche locali o con organismi atti ad incentivare gli investimenti (come la Bei).

Ecco un link dove trovare molti dei finanziamenti agevolati o dei contributi a fondo perduto per le imprese italiane. Se puoi condividere altri link utili per la community di questo blog, ti prego di farlo nell’area commenti.

5. Conto vendita

Il conto vendita è un’opzione molto vantaggiosa per quelle startup, tipicamente legate alla vendita di un prodotto fisico, che non sono in grado o possono evitare di finanziarsi il magazzino. E’ basato su un accordo con un produttore o distributore, il quale accetta di venderci la merce solo quando l’avremo venduta al cliente finale.

I vantaggi per chi decide di avviare un’attività commerciale sono notevoli:

  • evitare l’investimento iniziale dei prodotti, ovvero ridurre il proprio capitale circolante;
  • avere la possibilità di pagare al produttore o distributore solo ciò che si riuscirà a vendere;
  • riuscire a rifornirsi di un vasto assortimento di merce senza lasciarsi condizionare dal rischio di invenduto.

Chiaramente resta il rischio legato al furto o incendio della merce per cui è buona norma tutelarsi con una polizza assicurativa.

6. Factoring

Per imprese che già producono fatture, riscuotibili in tempi medio-lunghi (ad esempio quelle che lavorano con la pubblica amministrazione), il factoring può essere una valida soluzione per ridurre il capitale operativo. Si tratta di una tipologia di contratto tra un imprenditore o un impresa che cede i propri crediti attuali e quelli futuri ad un factor. Quest’ultimo – una società di factoring o una banca autorizzata – viene pagato tramite una commissione, che varia a seconda si tratti di:
  • factoring pro soluto: il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti ed in caso di inadempimento di questi ultimi non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati al cliente. Il cliente è tenuto unicamente a garantire l’esistenza del credito
  • factoring pro solvendo: lascia all’impresa il rischio dell’eventuale insolvenza dei crediti ceduti perchè il factor ha diritto di rivalsa in caso il debitore non paghi
Qui trovi una classifica delle società attive nel factoring in Italia, pubblicata da Assifact.
 
Per le startup più grandi o per piccole e medie imprese ci sono anche le opzioni di accesso al debito più tradizionali, ovvero finanziamenti ordinari – erogabili da qualsiasi banca – e obbligazioni (segnalo questo articolo del Sole24Ore che parla di mini-bond e cambiali finanziarie).

Hai usato debito per la tua startup o stai pensando di farlo? Condividi la tua esperienza nell’area commenti.

 

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